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C'è chi chiede contributi delle famiglie volontari ma più costanti

mosa
Elena Mosa - Indire
si occupa di innovazione tecnologica in ambienti educativi. Per esempio di capire come lo spazio fisico dell’aula e della scuola impatti sulla didattica e di converso come deve essere ridisegnato lo spazio dell’aula per stare al passo con una didattica più efficace e più moderna; ma anche di come un libro che non è più di carta cambi il modo di insegnare. Per mestiere, insomma, immagina la scuola del futuro.

tratto da Vita.it

Casi d’eccellenza come l’ITIS Pacioli di Crema, dimostrano che l’innovazione si radica se esiste un progetto educativo ed un sostegno che dura nel tempo.
Ben vengano i contributi “una tantum”, ma da soli rischiano di non essere sufficienti. Il Pacioli, come tante scuole che non riescono ad “arrivare a fine mese” con le proprie forze, chiede una quota contributo alle famiglie, il “fondo per l’arricchimento dell’offerta formativa”, per consentire agli studenti di disporre di dotazioni tecnologiche e di opportunità di apprendimento all’avanguardia: la scuola ha recentemente inaugurato, insieme ad INDIRE, un’aula 3.0 e ha in progetto di crearne di nuove secondo un modello didattico innovativo, il TEAL (Technology Enabled Active Learning) la cui paternità è del prestigioso MIT di Boston. 
Ovviamente è necessario ricompensare lo  sforzo chiesto alle famiglie con la trasparenza che  trova visibilità nel bilancio messo in chiaro sul sito dell’Istituto.


Le famiglie non rappresentano solamente un sostegno economico, ma anche e soprattutto una grande risorsa culturale: le famiglie infatti possono arricchire con la propria professionalità la vita stessa della scuola. Ad esempio è proprio tramite la rete di contatti che si instaura tra la scuola e le famiglie che possono essere favoriti progetti di co-finanziamento con le imprese locali.
Naturalmente, però, tutto questo non sarebbe possibile e non potrebbe avere senso se non fosse animato dal lavoro dei docenti. L’innovazione è un processo complesso e composito e pertanto va sostenuto da più parti, in questo mosaico i fondi sono solo un tassello (importante), ma occorrono anche passione, entusiasmo, formazione e una vision che solo docenti e dirigenti insieme possono costruire.

Stefano Boeri  la mette in positivo:  “Gli introiti dei corsi e degli affitti vengono usati per coprire i costi straordinari di gestione e a volte aiutano a supplire l’assenza e i ritardi dei finanziamenti pubblici. E con i soldi ricavati dalle ore in più si riparano bagni, si rifanno gli intonaci, si pavimentano le palestre, si aggiornano gli arredi e le attrezzature  tecniche.”

 

 

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