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Introduzione

INTRODUZIONE  

Nel testo sono raccolte le normative più importanti che riguardano i genitori per una loro partecipazione efficace nella scuola e nella  più vasta società. È un’esigenza diffusa quella di poter disporre di un vademecum a cui ricorrere quando si presentano dei problemi da risolvere, oppure per trovare delle indicazioni chiare sui propri diritti – doveri, in un contesto tanto complicato come si presenta oggi la scuola o la stessa società. Conoscere le norme per i genitori ha il valore di crescere nella consapevolezza dei propri compiti e nella determinazione di agire in favore dell’educazione dei figli e per una società più rispondente alle esigenze della famiglia.

Le normative sono state raggruppate in quattro capitoli: i principi fondamentali, gli ordinamenti scolastici, le competenze dei genitori, le esperienze più significative realizzate in questi anni. In tal modo viene facilitata la consultazione e la comprensione delle singole norme nel loro valore specifico.

I principi suggeriscono i criteri generali a cui attenersi quando i genitori, singoli e associati, operano all’interno delle istituzioni, gli ordinamenti aiutano a individuare correttamente gli spazi di azione, le competenze suggeriscono le iniziative da intraprendere, mentre le esperienze più avanzate possono rassicurare i genitori ad operare con serenità e spirito di iniziativa. Questa raccolta integra per l’aspetto normativo il testo “Genitori in associazione: risorsa per il Paese”, dove si illustrano in modo più ampio compiti e ruoli dei genitori, singoli e associati, che vogliano impegnarsi nella scuola e sul territorio in modo più soddisfacente ed incisivo.

Dall’insieme delle normative in vigore emerge un quadro di possibilità consistente e motivante per i genitori. Le disposizioni giuridiche si sono arricchite ed ampliate in questi anni con una certa coerenza, aumentando le possibilità operative dei genitori e qualificando metodi e contenuti degli interventi. In sintesi emerge un “Progetto genitori e scuola” organico e poco conosciuto, che attende di essere concretizzato nelle singole realtà locali. Il diritto è molto più avanti della realtà complessiva, meglio ancora, ha codificato quanto “le migliori pratiche” hanno già messo in atto in non poche realtà locali.

Ci troviamo in una situazione simile ad una famiglia che, avendo definito il progetto della casa, si deve impegnare a trovare fondi e operatori in grado di costruirla. Il progetto non è ancora la casa, ma è indispensabile averlo per realizzarla senza sprechi e con garanzia che sia sicura e adeguata alle aspettative.  Disporre del progetto non è poca cosa per chi si accinge ad un’impresa,  ne costituisce al contrario la premessa necessaria.

L’A.Ge. nel lontano ’68 iniziò la sua azione con il difendere i principi costituzionali, messi in forse da gran parte della cultura dominante.

Quando nel ’74 furono istituiti gli Organi Collegali dovette prodigarsi nel salvaguardare la dimensione educativa della partecipazione, mentre forze preponderanti tentarono di ridurla a semplice compartecipazione alla “gestione sociale della istituzione scolastica”.

Quando negli anni ’80 e ‘90 si è vissuto anche nella scuola “il riflusso nel privato” per cui l’interesse corporativo del personale aveva la priorità sull’istanza ideale della cura educativa, i genitori cercarono di salvaguardare la collaborazione tra famiglia e scuola nell’affrontare le emergenze della tossicodipendenza, dell’illegalità e della violenza. Le norme cominciarono a legittimare nella scuola la cooperazione fattiva “tra educatori professionali e naturali” nel realizzare i vari “Progetti Giovani e Ragazzi”.

Così nell’intensa fase di riforma che ha caratterizzato l’ultimo decennio (1995/2005) l’Associazione è stata presente presso il Parlamento ed al Ministero perché il rinnovamento investisse anche ruoli e compiti dei genitori nella nuova scuola.

Oggi “il partenariato educativo di famiglia e scuola” è condiviso ad ogni livello fino all’Unione Europea, che lo raccomanda nelle sue risoluzioni. L’autonomia scolastica valorizza “la libertà di scelta educativa della famiglia”. È stata sancita “la possibilità di scegliere la scuola” con la legge sulla parità scolastica. I genitori possono “scegliere le attività opzionali” da inserire nel piano dell’offerta formativa, sono riconosciuti come “utenti competenti” per costruire qualità educativa con la Carta dei servizi scolastici, possono agire in associazione all’interno degli istituti, disponendo dei “Forum delle associazioni” a livello nazionale e regionale, sono sollecitati a cooperare per l’educazione alla cittadinanza, alla salute, ai media, per l’orientamento dei figli, nel costruire un’integrazione reale tra diverse culture.

Nonostante questi riconoscimenti si verifica spesso che quando si parla di “partecipazione dei genitori”, se ne parli in termini negativi, sottolineandone i limiti e le carenze ma, così facendo si continua a parlarne come se fossimo fermi agli organi collegiali, mentre quelli costituiscono il primo passo, a cui ne sono seguiti molti altri, che hanno ampliato le competenze dei genitori, rendendo più significativo il loro coinvolgimento.

Altre volte l’atteggiamento negativo è suggerito dalla sensazione che il progetto delineato dalle norme sia “utopistico e irrealizzabile”, mentre sono numerose le riprove dei progetti “genitori e scuola”, concretizzati in diverse realtà territoriali e raccolti in molti siti web del ministero, delle scuole e di enti vari. Senza considerare che “disegnare un progetto” sia pure sulla carta non è affatto facile né scontato in nessun campo, da quello edilizio a quello industriale o assistenziale. Il quadro normativo in vigore è già di per sé un grande risultato, per raggiungere il quale c’è stato bisogno di impegno continuativo, di coerente capacità di proposta, di tenacia indefessa nel ribadire le esigenze, di dedizione nel costruire alleanze, perché una proposta diventasse legge, perché un suggerimento si trasformasse in decreto. Sarebbe curioso se, dopo aver tanto faticato nel definire il progetto, si abbandonasse l’impegno a concretizzarlo per il solo fatto che non si è trasformato da solo in realtà. Non bastano, certamente, le leggi per cambiare la scuola né la famiglia; esse indicano il tracciato dell’itinerario ma, poi, spetta ad ognuno percorrerlo con tenacia e coerenza.

Stando al nuovo quadro giuridico la partecipazione si completa con la “cooperazione operativa”, il vecchio ruolo dei genitori di destinatari passivi cambia in quello di “soggetti attivi” capaci di un apporto originale e insostituibile, la presenza individuale si fa collettiva nel gruppo associativo riconosciuto, in grado di arricchire con autonoma iniziativa gli interventi dell’istituzione scolastica.

La nuova sfida che ci troviamo ad affrontare è quella di far conoscere correttamente le norme in vigore e di mobilitare numerosi “gruppi di genitori sociali” che concretizzino nella loro scuola, nel loro quartiere quanto esse autorizzano e sollecitano.

 

Giuseppe Richiedei

 

 

 

 

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