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Trasferimenti degli allievi da una scuola all’altra - Circolari

 Trasferimenti degli allievi da una scuola all’altra - Circolari

Il trasferimento del figlio da una scuola all’altra rappresenta per la famiglia un’incombenza imposta soprattutto dal cambio di residenza, ma a volte risponde all’esigenza di trovare un ambiente più rispondente alle esigenze e alle attitudini del ragazzo.

 

Nel primo caso, essendo un dato di necessità, il trasferimento viene concesso senza troppe formalità, quando invece si intuiscono motivazioni suggeriti dall’insoddisfazione per il servizio ricevuto tutto diventa più difficoltoso e complicato. La scuola tende ad arroccarsi in difesa e a ostacolare il trasferimento, spinta soprattutto dal timore di perdere utenza, specie  nel caso rischi di perdere classi, con la conseguente contrazione di posti di insegnamento.

 

Questi atteggiamenti si verificano in quanto i dirigenti scolastici tendono a perpetuare una prassi, da tempo superata da norme successive, le quali tendono sempre più  a facilitare alle famiglie la libertà di iscrivere il figlio in  scuole al di fuori del proprio bacino di utenza, alla sola condizione che vi siano posti liberi. Questa nuova impostazione amministrativa tende evidentemente a favorire la scelta delle famiglie tra le diverse scuole statali, in modo da innestare un minimo di competizione tra gli istituti, sollecitati a rendere più appetibile e qualificata la propria offerta formativa.

 

Il dirigente scolastico, per ostacolare i trasferimenti, utilizza il requisito del “nulla osta” che deve essere concesso dalla scuola di partenza. Il “nulla osta” un tempo era affidato alla sua discrezionalità e poteva rifiutarlo, qualora non ritenesse adeguate le motivazioni addotte dalla famiglia per il trasferimento,  oggi invece è diventato un adempimento formale e non può essere negato.

 

Il cambiamento è dovuto al fatto che nel tempo  è cambiata la funzione del “nulla osta” .

 

Un tempo, dal 1925, serviva a obbligare i ragazzi a frequentare la scuola del proprio bacino di utenza,  per cui le motivazioni valide potevano essere solo quelle di ordine logistico come il cambio di abitazione oppure la facilità di accesso ad altra scuola vicina al luogo di lavoro, mentre non venivano accettate motivazioni legate alla funzionalità del servizio o alla qualità della relazione con gli insegnanti.

 

Oggi che la funzione del “nulla osta” è esclusivamente quella di controllare l’assolvimento dell’obbligo, che ovviamente può essere adempiuto in ogni scuola della Repubblica, basta la garanzia di essere iscritti ad un altro istituto, che da quel momento si assume il compito di controllare la regolare frequenza scolastica dell’alunno.

 

         
 

Una recente circolare definisce con chiarezza e sinteticità le procedure da seguire (CM 96 – 2012):

 

Qualora gli interessati chiedano,  ad iscrizione avvenuta e comunque prima dell’inizio delle lezioni,  di optare per altro istituto e/o indirizzo di studi,  la relativa motivata richiesta deve essere presentata

 

-       sia al dirigente scolastico della scuola di iscrizione

 

-       che a quello della scuola di destinazione.

 

Dopo l’accoglimento della domanda di trasferimento da parte del dirigente della scuola di destinazione,  il dirigente della scuola di iscrizione dovrà rilasciare all’interessato e alla scuola di destinazione il nulla osta.

 

[Va sottolineato che il “nulla osta” DEVE essere rilasciato da dirigente di provenienza, il quale ne deve inviare copia anche alla scuola di destinazione.  Una volta che si è trovato posto nella scuola di destinazione, non vi sono obiezioni per avere il “nulla osta”, che ha il semplice scopo di MONITORARE l’adempimento dell’obbligo scolastico ed evitare che una famiglia una volta avuto il “nulla osta” non faccia frequentare al figlio  più nessuna scuola.]  Si richiama l’attenzione sulla necessità che il trasferimento di iscrizione non comporti l’attivazione di nuove classi con maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Le conseguenti rettifiche di anagrafe saranno curate dalle scuole interessate, previa verifica dell’avvenuta nuova iscrizione.

 

Qualora i genitori di alunni minori, iscritti e frequentanti classi del primo anno di istruzione secondaria di secondo grado, chiedano, nel corso dei primi mesi dell’anno scolastico, il trasferimento a diverso indirizzo di studi della stessa o di altra scuola, essendo mutate le esigenze educative dei propri figli, le istituzioni scolastiche, dopo attenta valutazione delle singole situazioni e anche in relazione a recenti orientamenti giurisprudenziali, concederanno il relativo nulla osta, rispettando così la facoltà dei genitori di scegliere liberamente il corso di studi ritenuto più confacente alle attitudini ed alle aspirazioni del minore”.

 
 

Dalle indicazioni, riportate sopra, risulta chiaramente come il “nulla osta” non può più essere utilizzato come  “autorizzazione obbligatoria e preliminare al trasferimento”, ma come un adempimento delle due scuole, di partenza e di arrivo, per tenere aggiornata l’anagrafe degli studenti e il loro percorso scolastico.

 

Il genitore, che intende trasferire il figlio, deve presentare la domanda alle due scuole: di partenza e di arrivo. Ovviamente, è opportuno che prima verifichi se vi è posto nella scuola, dove desidera andare.

 

In caso che ci sia posto, la scuola di partenza deve  inviare sia al genitore che alla scuola di destinazione il nulla osta e la documentazione riguardante l’allievo. La scuola di arrivo, ricevuti i documenti, formalizza l’iscrizione e diventa responsabile dell’adempimento dell’obbligo scolastico dell’allievo.

 

Ne consegue che l’eventuale mancanza del nulla osta non si configura più come una carenza del genitore sprovvisto della dovuta autorizzazione, ma  come  un’inadempienza della scuola di partenza che non l’ha inviato e  una mancanza del dirigente di destinazione che non l’ha acquisito, prima di iscrivere il nuovo venuto.

 

La nuova procedura, oltre a favorire le scelte di tutte le famiglie migliora pure il controllo dell’obbligo scolastico per i ragazzi di famiglie nomadi. Finora questi genitori, quanto devono  spostarsi da una località all’altra,  richiedono il nullaosta per motivi di lavoro e, una volta ottenuto, portano il ragazzo nella scuola di nuova destinazione. Tra le due scuole, però, non si stabilisce nessun contatto per cui non è possibile controllare se e quando il ragazzo riprende la frequenza scolastica.

 

Il nulla osta va concesso, come dice la circolare, solamente in caso di accoglimento” della domanda di iscrizione nella scuola di arrivo, e che sia  il dirigente della scuola di partenza a inviare il nullaosta a quello di destinazione.  In questo modo si controlla anche i tempi di trasferimento dei figli da una scuola all’altra, che in molti casi risultano troppo prolungati, con lunghi periodi di non frequenza scolastica, a tutto danno per l’apprendimento dei figli.

 

Bisogna prendere atto che la normativa aggiornata, riguardante i trasferimenti degli allievi, ha delle ricadute molto interessanti sulla scuola nel suo complesso e può indurre elementi di cambiamento e di rinnovamento molto significativi. Anche in questo caso si conferma, però, la necessità di un coinvolgimento dei genitori che, dovutamente informati del loro diritto, siano fermi nel chiederne la piena applicazione per una scuola sempre più aperta e disponibile nei riguardi delle famiglie e dei ragazzi.

  

 TRASFERIMENTO dei docenti

 

Un’altra legge è intervenuta nel tentativo di rallentare il carosello dei docenti nei trasferimenti tra le scuole, imponendo ai docenti di prima nomina di rimanere nella stessa provincia per almeno cinque anni. E’ la legge 106 – 2011 che all’articolo 9, comma 21 stabilisce che: “I docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato decorrente dall’anno scolastico 2011/2012 possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia dopo cinque anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità».

 

L’obbligo di permanenza di cinque anni si limita alla provincia e non alla singola scuola, ma dovrebbe diminuire notevolmente gli spostamenti. Attualmente, infatti, ci si può muovere da subito, su tutto il territorio nazionale, innescando anno dopo anno, lungo la Penisola  migrazioni di docenti, che tentano di avvicinarsi sempre più alla propria residenza.

 

La recente disposizione costituisce un primo passo nel tentativo di correggere una storica disfunzione della scuola italiana, che non è in grado di assicurare “continuità educativa agli allievi” in nome dell’interesse del docente a trasferirsi ogni anno.

 

Sulla linea di maggior stabilità si muove anche la seguente disposizione, contenuta nel bando di concorso dei dirigenti,   I vincitori, assunti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono tenuti a permanere nella regione di assegnazione per un periodo non inferiore a 6 anni. Coloro che rifiutano l'assegnazione sono depennati dalla graduatoria”.

 

Le due norme riportate non bastano, però, a rassicurarci, l’esperienza ci suggerisce prudenza e vigilanza. I genitori e le loro associazioni non possono più affidarsi ingenuamente alla fatto che ci siano le leggi, c’è bisogno che se ne facciano carico per la loro applicazione. Diversamente si rischia che restino scritte sulla carta o proclamate ipocritamente come le “grida manzoniane”, senza alcun effetto concreto.

 

Il percorso per concretizzare le norme è sempre lungo e accidentato, la storia ci testimonia che già molte volte le migliori leggi sono state stravolte nelle interpretazioni, non disinteressate, di burocrati e forze corporative che vi si opponevano. Il carosello degli insegnanti è un caso emblematico, che dura da quarant’anni.

 

Fin dal 1981 una legge stabiliva che “Sono vietati movimenti di personale docente dopo il 20° giorno dall’inizio dell’anno scolastico, anche se tali spostamenti concernono provvedimenti aventi effetti limitati all’anno scolastico medesimo” (legge 392 - 1981, art.4). Tale disposizione non è mai stata rispettata, nonostante le proteste delle associazioni dei genitori, perché è stata interpretata come una garanzia per i docenti e non per gli allievi. Dall’interpretazione stravolgente è derivata la possibilità per i docenti di rinunciare a una loro prerogativa, accettando di trasferirsi durante tutto l’anno scolastico, indipendentemente dal danno causato nell’apprendimento degli allievi. In sostanza la “continuità educativa” viene invocata anche oggi dai precari per la loro stabilizzazione, ma non è riconosciuta correttamente come un diritto dei ragazzi.

 

Dopo quindici anni, a limitare il carosello, ci ha provato un Decreto Legislativo che recitava: ”Il miglioramento dei processi di apprendimento e della relativa valutazione, nonché la continuità didattica sono assicurati anche attraverso la permanenza dei docenti nella sede di titolarità almeno per il tempo corrispondente al periodo didattico [due, tre anni?] (D. L.vo 59 – 2004, art. 8)”. Anche questa disposizione, definita attraverso sedute di Commissioni Parlamentari, di Conferenze interregionali  e con l’avallo di Consigli e Corti  varie, è stata derogata, come a dire dichiarata non più applicabile, attraverso un semplice e rapido accordo tra sindacati e Governo. Oggi  il potere dei sindacali di “disapplicare le leggi” è stato abolito dal Decreto Legislativo 150 – 2009,   per cui le nuove disposizioni normative (legge 106 - 2011) dovrebbero essere attuate per limitare la mobilità di docenti e dirigenti. Sappiamo, però, che in politica non è mai detta l’ultima parola.

 

L’ultimo caso emblematico è stata la proposta del Governo Monti, che chiedeva ai professori alcune ore in più a scuola oltre l’orario di cattedra. E’ scoppiato il finimondo, mentre poteva rappresentar un’opportunità perche i bambini e i ragazzi non dovessero continuare ad avere a che fare con una miriade di titolari e di supplenti, che si alternano in cattedra tra ore buche e ore vuote, spesso senza continuità e coerenza nell’insegnamento. Come a dire che nella scuola i problemi degli operatori vengono prima di quelli dei ragazzi, che rappresentano il fondamento della stessa esistenza della scuola. Invece della qualità dell’insegnamento viene prima la convenienza degli insegnanti.

 

Permane, quindi, lo specifico compito delle associazioni dei genitori di continuare a svolgere correttamente e instancabilmente il proprio compito sociale e culturale “nell’esigere il rispetto e il diritto dell’allievo alla qualità dell’educazione”.  Il tutto senza idealismi né atteggiamenti di delega ingenua e deresponsabilizzante. La democrazia esige che ognuno faccia la propria parte da cittadino adulto, consapevole che esistono i conflitti di interessi e di opinione, da gestire nel rispetto reciproco, ma anche con la determinazione che viene alimentata dal senso di responsabilità di dover creare le condizioni perché la scuola sia luogo di effettiva e sincera collaborazione tra tutte le componenti.

 

 

 

 

 

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