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Forum Famiglie - La famiglia : il lavoro e la festa. Intervento del Prof. Zamagni

Prof. Stefano Zamagni, Università di Bologna            [Biografia]

“Fare associazione per rigenerare  la famiglia”

L’attacco del Prof Stefano Zamagni è sull’argomento della Corporate Family  Responsability , che questa crisi dovrebbe mettere in attualità

Responsabilità familiare dell’impresa  - L’argomento è  arrivato in Italia 12 anni fa ma in questi tempi non se ne parla per niente, prediligendo il tema del lavoro per i giovani.Zamagni al tavolo

Questo rallentamento della riflessione  trasferirà in avanti l’elaborazione di soluzioni e le imprese si troveranno impreparate di fronte a cambiamenti che le faranno chiudere.

Conflitto intergenerazionale - Dettato da cause economiche. I giovani avranno in futuro la metà delle pensioni dei padri. La famiglia intesa come camera di compensazione intergenerazionale non funziona più. Per secoli la catena generazionale (nonno, padre, figlio) ha funzionato  in modo che le generazioni passate hanno lasciato  qualcosa a quelle future. Oggi non avviene più. In università, a contatto con i giovani, si  sente costantemente questo angosciante interrogativo degli studenti e questa crisi ha accelerato il processo da cui consegue una perdita di fiducia dei giovani verso la famiglia e verso il suo senso. Essa non protegge più dai rischi sistemici.

La domanda che si pone: l’associazionismo familiare cosa può fare? Paradossalmente è proprio il momento in cui può fare molto e di più, soprattutto se si coalizzano a formare una massa critica, necessaria per raggiungere risultati significativi. Gli impatti positivi sarebbero enormi e differenziati su tre piani

1)      LAVORO – l’associazionismo familiare coeso soprattutto a livello regionale e nazionale,  può influire pesantemente sul parlamento formulare  la proposta dell’introduzione della  cosiddetta  Valutazione di Impatto Familiare. Esiste una legge che prevede la valutazione sull’impatto ambientale (VIA),  ma non esiste la cultura e la coscienza dell’importanza sulla famiglia. I nostri parlamentari quando approvano una legge dovrebbero produrre queste valutazione. Questo non prende piede perché forze avverse alla famiglia si contrappongono. Troppi discorsi strappalacrime nelle piazze ma nessuna legge che metta al centro la famiglia. Un’associazione coesa e di dimensioni di massa critica per esempio a livello regionale può incidere sulla politica.

2)      FISCO - Il fattore famiglia è un bel risultato del governo Monti reso possibile anche dal Forum Famiglie  dimostrando che quando l’associazionismo si coalizza riesce a raggiungere obiettivi elevati. Dopo 50 anni finalmente le cose stanno cambiando sostanzialmente. La Francia aveva introdotto il quoziente familiare nel dopo guerra. E’ noto che il nostro fisco è pensato per andare contro la famiglia, al contrario dei paesi meno cattolici che invece hanno fatto riforme pro famiglia. Ciò dipende dal fatto che il fisco italiano si riferisce all’individuo non alla famiglia.

3)      Organizzazione della città - cioè l’organizzazione di spazi e tempi. Al contrario dei primi due punti che hanno come interlocutore il parlamento, questo tema si confronta con comuni ed eventualmente provincie e regioni. La progettazione geoeconomica e spaziale delle nostre città prescinde dalla famiglia. E’ ovvio che in un comune, se le associazioni familiari volessero potrebbero cambiare le cose in 24 ore. Il problema è la non coesione delle associazioni familiari. Diverse città, come Bologna da tre mesi, ha avviato il progetto strategico della città, non è il Piano Regolatore ma un progetto che guarda a medio e lungo termine e risponde alla domanda sul futuro della città nelle diverse dimensioni sociale, culturale, sportivo etc. Diverse città tra cui Bologna tre mesi fa, hanno avviato il Progetto Strategico della Città ma le associazioni familiari non ci sono. Queste dovrebbero chiedere di essere rappresentante al pari delle associazioni di professionisti, commercianti, industriali etc. Il sindaco di fronte alla critica ha risposto che nessuna associazione familiare ha fatto richiesta di partecipare. Se un’associazione di promozione sociale fa richiesta di entrare nei tavoli preparatori, il comune è obbligato ad accogliere la richiesta a meno di argomentazioni forti che devono essere motivate.
Non si capisce come mai le associazioni familiari continuano a sottovalutare questo tema strategico perché  si occupa degli orari, delle feste degli spazi, dei giardini per bimbi, la viabilità per l’accesso agli asili e alle scuole.  Quindi invito le associazioni a riscoprire la propria potenza.

 E’ chiaro che l’associazionismo  familiare non è  un dato di natura, deve essere costruito giorno per giorno. Noto un’incongruenza: non sempre le associazioni familiari  sono consapevoli  e preparate per essere dei possibili protagonisti, limitandosi invece alla vita di club. Ma l’associazionismo non è un club. Esistono tre moduli organizzativi nella società civile del terzo settore : fondazionale, associativo  e  del club. Per fare associazionismo  familiare bisogna fare degli investimenti specifici in struttura e cultura. Cultura non in senso generico ma per individuare le azioni più efficaci per raggiungere gli obiettivi, dandosi delle strategie per essere influente. Invece è sempre prevalsa la modalità del club, del ritrovo per fare delle cose piacevoli tra soci, ma ciò non c’entra niente con l’associazionismo.  Le ACLI sono un associazione APS come le associazioni familiari, ma hanno scuole interne, formazione dei quadri etc.  ciò nonostante non sono ancora abbastanza influenti nonostante i 900.000 iscritti,  ma almeno sono ben dimensionati. Formazione vuol dire imparare come entrare nei Piani Strategici,  nel parlamento, come fare a scrivere una proposta di legge sul fattore famiglia e così via. Un’associazione deve passare dall’enunciazione dei  desiderata alla enunciazione.  Il mio consiglio e che vi diate una strutturazione di questo tipo perché Il futuro va nel senso dell’associazionismo familiare. E’ auspicabile una struttura in cui le associazioni entrino con la loro propria identità ma senza muri di separazione poco funzionali al perseguimento dell’obiettivo congiunto.

Oggi è particolarmente urgente perché anche da  parte della nostra chiesa c’è una sottovalutazione della necessità di un flusso di informazioni e formazione delle nostre famiglie. Al di là dei corsi sul sacramento del matrimonio non si va, ma a noi non serve la famiglia coppia-centrico, servono le famiglie . Quindi   Abbiamo una concezione dell’unione familiare in quanto istituito del sacramento del matrimonio, non della famiglia. Cadiamo talvolta in una trappola che imprigiona la famiglia, offrendo il fianco alle forze osteggianti  la famiglia. Bisogna dare vita a processi formativi ed educativi della coppia, dei coniugi non solo aiuti logistici ed economici come la detassazione dei redditi delle donne. Ecco perché l’associazione familiare deve fare ciò che le parrocchie non fanno più.

 

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