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Criteri di ecclesialità delle associazioni dei fedeli nella Chiesa”

NOTA PASTORALE della CEI – 1981

 

“Criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti e associazioni dei fedeli nella Chiesa”

 

Ed paoline, 1981 p. 10

 

II - Conformità alle finalità della chiesa –

10. Questo requisito appare ovvio; ma non sembrano inutili, per una sua retta

interpretazione, alcune precisazioni'.

a) Svolgono attività sicuramente conformi alle finalità della chiesa - ossia all'evangelizzazione - tutte quelle associazioni che si propongono scopi spirituali, religiosi, formativi, pastorali,  come pure quelle che attendono all'esercizio di operare di pietà, di misericordia, di carità. La conformità delle finalità di queste associazioni, movimenti, gruppi, ecc. con quelle della chiesa si mostra in questi casi molto nettamente; e il Concilio riconosce e raccomanda la ricchezza di iniziative che derivano da tali finalità.

b) Sono egualmente conformi alle finalità di evangelizzazione della chiesa le associazioni che perseguono scopi di animazione cristiana dell'ordine temporale.

Considerando però che tale scopo può essere realizzato in modi diversi, occorre tener conto della precisazione del Concilio il quale ritiene «di grande importanza,soprattutto in una società pluralista …

Che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o associati tra loro, compiono in proprio nome come cittadini, guidati dalla coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome dalla chiesa in comunione con i loro pastori »9.

11. Si deve distinguere, a questo proposito, tra associazioni di ispirazione cristiana che operano nel temporale, e associazioni di animazione cristiana del temporale.

a) Le associazioni di ispirazione cristiana che operano nel temporale sono quelle i cui membri, interpretando le diverse situazioni culturali, professionali, sociali, politiche, alla luce dei principi cristiani, e intervenendo in esse per farle crescere secondo prospettive di autentico umanesimo plenario, impegnano nella propria azione esclusivamente se stessi, operando sempre e soltanto sotto la propria responsabilità, personale o collettiva10

Si tratta di realtà associative che, pur rivestendo una grande importanza come concreti strumenti per un'efficace azione dei cristiani nel mondo, non presentano tuttavia una specifica consistenza ecclesiale; ad esse, tra l'altro, possono aderire o comunque dare il proprio sostegno persone che ne condividono gli ideali e i programmi, anche senza condividere un preciso e personale impegno di fede e di vita ecclesiale".

L’autorità pastorale della chiesa, di conseguenza, non assume una diretta responsabilità nei loro confronti.

 

 

Sussidio dell’Ufficio Nazionale

per l’educazione, la scuola e l’università della CEI

Ed paoline, 1990, p.45

37. Le famiglie e la scuola. Ferma convinzione dei genitori deve essere il fatto che l'educazione avviene con il contributo di diverse esperienze e istituzioni che vanno necessariamente tra loro armonizzate. In particolare essi devono comprendere che il loro rapporto con la scuola non è una delega totale e definitiva sul piano della responsabilità educativa: il diritto/dovere dell'educazione appartiene ai genitori (cfr. Costituzione italiana, artt. 30 e 31) che non possono mai rinunciare a esercitarlo.

La scuola ha nei confronti dell'azione familiare un compito sussidiario e integrativo.

Gli organismi della partecipazione scolastica non concedono quindi e non inventano dei diritti, ma solamente e doverosamente li riconoscono e li rendono attuabili. La pastorale della scuola assume anche il compito di rimotivare la partecipazione dei genitori, incoraggiando la loro presenza a scuola nella vita degli organismi collegiali ma anche in tutte le molteplici quotidiane opportunità del dialogo scuola/famiglia. Solo così si diffonderà e radicherà come tradizione una cultura della partecipazione.

38. Il contributo specifico dei genitori alla costruzione della scuola-comunità può essere individuato nei seguenti concreti impegni:

- l'attenzione ai problemi dell'orientamento, delle ripetenze, degli abbandoni precoci, dell'inserimento degli alunni svantaggiati.

- l'impostazione in termini equilibrati dei temi del "tempo scolastico", della qualità dei servizi e delle strutture messi a disposizione dalla scuola.

- la vigilanza sugli interventi operati dalla scuola su temi delicati e di decisiva importanza quali l'educazione sessuale, l'informazione sanitaria, l'educazione

socio/politica, ecc.

- la richiesta e la collaborazione offerta per la corretta attuazione delle modalità dell'IRC e delle discipline alternative, secondo la normativa concordataria e lo

spirito dell'Intesa.

- l'intervento sui temi delle riforme che sono in fase di discussione o sentite come urgenti: come l'elevazione dell'obbligo a 16 anni e le modalità della sua attuazione; il nuovo esame di maturità; il dibattito sull'autonomia delle istituzioni scolastiche; l'avvio della "nuova" scuola elementare, ecc.

39. Le associazioni dei genitori appaiono necessarie di fronte alla complessità dei problemi esposti. Solo esse infatti possono garantire, nel rapido avvicendarsi delle famiglie, l'informazione, la documentazione, la continuità, i necessari collegamenti sul piano ecclesiale e sociale. Anche nella scuola cattolica la presenza associata dei genitori assicura, come hanno già scritto i vescovi italiani, una maggiore forza all'istituzione, radicandola più concretamente nella chiesa locale e nella società (cfr. La scuola cattolica oggi in Italia, nn. 45-47).

Pare giusto qui ricordare l'opera svolta dall'A.Ge. nella scuola statale e dall'A.Ge.S.C. nella scuola cattolica per la realizzazione di questi obiettivi, mentre si raccomandano alle due associazioni tutte quelle forme di collaborazione e coordinamento rese possibili dalla comune matrice ideale e che d'altra parte rispondono a esigenze di unità di azione e di economia ed efficacia propositiva e organizzativa.

La Consulta è chiamata a farsi carico della presenza associativa delle famiglie riconoscendo che essa è utile, ben oltre lo spazio della scuola, anche per tutti i problemi di educazione e di pastorale giovanile.

 

 

Documento della Sacra Congregazione per l’educazione cattolica

“Il Laico cattolico testimone della fede nella scuola”

Ed paoline, Pag. 37 - 1982

IV SOSTEGNO DELLA CHIESA AL LAICATO CATTOLICO NELLA SCUOLA

71. Le diverse situazioni nelle quali si svolge il lavoro del laico cattolico

nella scuola fanno sì che molte volte egli si senta isolato, incompreso e, quindi, tentato di scoraggiamento e di abbandono delle sue responsabilità. Per far fronte a queste situazioni e, in generale, per una migliore realizzazione della vocazione alla quale è chiamato, il laico cattolico che lavora nella scuola dovrà poter contare sempre nel sostegno e nell'aiuto della Chiesa intera.

Sostegno nella fede, nella parola e nella vita sacramentale

72. È innanzitutto nella propria fede che il laico cattolico troverà il sostegno; nella fede troverà con sicurezza l'umiltà, la speranza e la carità che gli sono necessarie per perseverare nella sua vocazione 53 . Ogni educatore infatti ha bisogno di umiltà per riconoscere i suoi limiti, i suoi errori, le necessità di costante superamento e per rendersi conto che l'ideale che persegue lo supererà sempre. Ha bisogno anche di ferma speranza perché mai nessuno potrà giungere a raccogliere i frutti del lavoro che svolge con i suoi alunni. Gli occorre infine una costante e crescente carità che ama sempre nei suoi alunni l'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio ed elevato a figlio suo per la redenzione di Gesù Cristo.

Ora questa fede umile, questa speranza e questa carità ricevono il loro aiuto dalla Chiesa attraverso la Parola, la vita sacramentale e la preghiera di tutto il popolo di Dio. Perché la Parola ripete e ricorda all'educatore l'immensa grandezza della sua identità e il suo compito; la vita sacramentale gli dà la forza per viverla e lo sostiene quando sbaglia; la preghiera di tutta la Chiesa presenta a Dio per lui e con lui, nella sicurezza di una risposta promessa da Gesù Cristo, ciò che il suo cuore desidera e chiede e perfino quello che non arriva a desiderare e a chiedere.

Sostegno comunitario

73. 11 compito educativo è arduo e molto importante, e per ciò stesso di delicata e complessa realizzazione. Richiede calma, pace interiore, assenza di sovraccarico di lavoro e un continuo arricchimento culturale e religioso, condizioni queste che poche volte possono trovarsi insieme nella società attuale. La natura della vocazione dell'educatore laico cattolico dovrebbe esser fatta conoscere con più frequenza e approfondimento a tutto il Popolo di Dio da tutti coloro che, nella Chiesa, sono in grado di farlo. Il tema dell'educazione, con tutte le sue implicazioni, dovrebbe essere affrontato con più insistenza poiché l'educazione è uno dei grandi campi di azione della missione salvifica della Chiesa.

74. Da questa conoscenza nascerà logicamente la comprensione e la debita stima.

Tutti i fedeli dovrebbero essere coscienti che senza l'educatore laico cattolico l'educazione alla fede nella Chiesa sarebbe carente di uno dei suoi fondamenti. Per questo tutti i credenti devono collaborare attivamente, nella misura della loro possibilità, perché l'educatore abbia quel rango sociale e quel livello economico che merita, unito alla debita sicurezza e stabilità nell'esercizio del suo compito.

75. Le condizioni dei mondo contemporaneo devono indurre la gerarchia e gli istituti religiosi consacrati all'educazione a incoraggiare i gruppi, i movimenti e le associazioni cattoliche esistenti di tutti i laici credenti impegnati nella scuola e a crearne altri nuovi, cercando le forme più adeguate ai tempi e alle diverse realtà nazionali. Molti degli obiettivi educativi, con le loro implicazioni sociali e religiose, che la vocazione del laico cattolico nella scuola esige, saranno difficilmente raggiungibili senza l'unione delle forze che suppongono organismi associativi.

 

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