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Capire le relazioni la fiducia e i legami nella nostra famiglia e nella comunità ( 1 )

 

Primo di una serie, questo articolo, scritto semplicemente con parole mie prendendo spunto dalla saggistica corrente, intende fornire alcuni elementi di riflessione sul funzionamento di un'associazione. Parto per analogia dal funzionamento del nucleo familiare inteso come prima comunità ristretta. Seguiranno altri articoli più densamente inerenti l'associazione AGe locale e provinciale che potrebbero essere d'aiuto ai soci iscritti. I dirigenti e i promotori di un'associazione credo che conoscano già questi argomenti che sono propedeutici alla comprensione del concetto di capitale umano e sociale finalizzati alla crescita delle singole associazioni. Buona lettura

Paolo Ferrentino
Presidente Age Lombardia

La buona famiglia è la prima cellula di comunità fondamento della nostra società e in essa abbiamo sperimentato le relazioni che hanno prodotto i legami forti: affidamento dei figli verso i genitori da una parte, amore verso i figli dall’altra. Se siamo cresciuti con fratelli e sorelle abbiamo percepito il primo senso di fiducia reciproca che scaturisce dalla frequentazione e relazione reiterata tra pari, permettendoci di apprendere, di crescere umanamente e di formarci attingendo alle conoscenze e alla cultura del nostro nucleo familiare. Ciò in termini tecnici si chiama capitale sociale ed è insito nelle relazioni familiari. Questo processo ci ha fornito la nostra prima dotazione di capitale umano che consiste nelle abilità di attingere alle risorse disponibili nell'ambiente al fine di perseguire i nostri obiettivi. Succede ad un certo punto che ciò non basta più ed è necessario instaurare relazioni parentali più distanti e verso comunità più ampie. E’ un fatto di intuito naturale, oggi dimostrato scientificamente : il capitale umano è proporzionale alla numerosità delle relazioni intessute.

C'è di più. Una legge dice che se i legami della comunità più ristretta, per esempio la famiglia, sono troppo forti possono precludere l’apertura di relazioni verso la comunità più ampia pregiudicando lo sviluppo del capitale umano del soggetto, del bambino. Se invece sono troppo deboli egli non farà i passi esplorativi successivi. E’ una questione di ragionevole bilanciamento tra legami interni ed esterni.
Personalmente ho potuto constatare una fortissima chiusura per esempio della classica “famiglia della porta accanto” e relativa compromissione dello sviluppo del bambino. Se ci pensate potrete trovare nel vostro vissuto situazioni analoghe.
Nel prossimo articolo mi addentrerò maggiormente nelle dinamiche che si instaurano analogamente in una associazione, anch’essa soggetta agli stessi identici meccanismi. Se un’associazione crea legami interni troppo forti i membri che ne fanno parte non avranno lo stimolo a connettersi con altri membri di altre associazioni sul territorio e non otterranno ciò che desiderano, la soddisfazione di una crescita personale, che in termini tecnici si chiama capitale umano. Gli impatti si producono anche a livello di gruppo associativo che non accrescerà il numero di iscritti, le competenze sociali, la propria influenza etc. In termini tecnici non incrementa il proprio capitale sociale insita nella sfera delle relazioni dell’associazione. Risultato: l’associazione locale non riuscirà a svilupparsi avvitandosi in un circuito vizioso in cui ne i membri ne l’associazione otterranno la crescita e le soddisfazioni che cercano.
Se desideriamo capire maggiormente le nostre comunità locali fino alle stratificazioni più alte della nostra società abbiamo bisogno di capire queste dinamiche, soprattutto se facciamo parte del gruppo dirigente o promotore di un’associazione AGe.
 
Paolo Ferrentino
Presidente AGe Lombardia

Aprile 2012
 

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