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l'importanza di essere genitori consapevoli del nostro ruolo...

carissimi Amici,

le notizie che hanno riempito le pagine di tutti i giornali, delle tv e delle varie trasmissioni di intrattenimento, relative alla storia infinita dei BAMBINI CONTESI non puo' lasciarci indifferenti come Associazione Genitori, perche' riporta alla luce il celato bisogno di tutti noi di avere una preparazione adeguata al ruolo che siamo chiamati a svolgere nel momento in cui diventiamo genitori, GENITORI NON SI NASCE, LO SI DIVENTA PIANO PIANO... NEL TEMPO  e a volte per evitare errori irreparabili ai danni dei nostri figli, bastrebbe che ognuno di noi si prendesse la responsabilita' di imparare anche dai propri errori.

interessante l'intervista rilasciata dal garante per l'infanzia e l'adolescenza, Vincenzo Spadafora

Spadafora: 10 mila bambini contesi come Leonardo

19 ottobre 2012

Ricordiamo le immagini: la scuola, gli agenti di polizia, il bambino trascinato via. E poi le parole, termini scientifici mai sentiti prima. Ritorniamo su quella vicenda per capire cosa c’è dietro il clamore di Cittadella nella speranza di contribuire al dibattito per una necessaria riforma della giustizia minorile orientata alla massima tutela dei bambini. Parla il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora.

Ci spieghi, al di là del fatto plateale, cosa c’è dietro la vicenda di Padova?
Dietro il clamore di Padova c’è il dramma dei figli contesi. Diecimila bambini nella guerra tra mamme e papà alle prese con una separazione, ma soprattutto con una pesante conflittualità che danneggia il minore. La storia del piccolo Leonardo è solo la punta dell’iceberg. Questo caso è arrivato agli onori della cronaca dopo quella sequenza di immagini choc che ha indignato l’intero Paese. Guai però a farsi trascinare dall’onda emotiva.

E’ corretta la procedura adottata? Scuola, agenti di polizia, etc
Le modalità sono state sbagliate. Le forze dell’ordine non dovrebbero intervenire in questi provvedimenti giudiziari. Non è da Paese civile che un poliziotto porti via un bambino. Va detto, però, che la polizia ha eseguito un provvedimento giudiziario. C’è una sentenza della Corte d’appello che prevede l’intervento della polizia. Allora come Garante dico: dobbiamo disciplinare questi provvedimenti e non lasciare che sia il singolo magistrato a decidere. Che senso ha indignarsi come hanno fatto tanti politici in queste settimane se poi in Parlamento le leggi che riguardano i minori sono ferme da anni?

Qual è il valore dell’ordinanza di fronte ad un bambino che si rifiuta di andare ai vivere con l’altro genitore?
Di fronte a quelle immagini che hanno indignato l’Italia tutti dobbiamo usare parole di condanna. Se però facciamo un passo in avanti dobbiamo chiederci: il bambino va ascoltato e aiutato a recuperare la relazione con il padre. In questi giorni il piccolo Leonardo cena e gioca con il padre nella struttura di Padova che lo ospita. Mi auguro che presto possa tornare a rivedere la madre.  E’ un suo diritto.

Ci parli della PAS. Come fa una sindrome  non riconosciuta  scientificamente a condizionare una decisione del tribunale?
Non entro nel merito di questioni tecnico-scientifiche. Guardo all’interesse del minore. Il bimbo ha il diritto di coltivare una buona relazione affettiva con entrambi i genitori. Il problema non è la Pas, ma la grossa conflittualità che esiste tra i genitori. Non spetta a me difendere il padre o la madre, a me interessa tutelare il bambino. Il Tribunale ha constatato che la madre ha impedito al piccolo Leonardo di vedere suo padre per più di un anno e ha emesso una sentenza grave che è stata disattesa. Sulle modalità per ‘sanzionare’  la madre possiamo discutere ma il bimbo ha diritto ad avere entrambi i genitori.

La casa famiglia è un luogo neutro per resettare i bambini? Non è paradossale che un bambino conteso tra due genitori si trovi a vivere in una casa famiglia lontano da tutti gli affetti?

Premetto che la struttura dove si trova a vivere Leonardo non è una vera e propria casa-famiglia. Non è paradossale che si trovi a vivere lì, è paradossale che entrambi i genitori abbiano utilizzato lui come un oggetto, uno strumento di ritorsione. Le responsabilità ce le hanno gli adulti. Questa storia ci dimostra che i grandi, troppo spesso, dimenticano cosa vuol dire essere piccoli. Come dice Il Piccolo Principe “tutti i grandi sono stati bambini una volta, pochi se ne ricordano”.  Leonardo non deve resettare gli affetti ma deve essere aiutato da una squadra di specialisti a rielaborare la relazione con entrambi i genitori che gli hanno fatto inconsapevolmente del male.

Crede che la giustizia minorile abbia bisogno di essere riformata?
Assolutamente sì. Lo chiediamo da tempo ma siccome l’infanzia resta all’ultimo posto nell’agenda politica del Paese, ci ricordiamo dei bambini solo quando succedono questi fatti clamorosi. L’Italia ha estremo bisogno di una riforma della giustizia minorile improntata al diritto all’ascolto del minore. I fatti di Cittadella ce lo hanno dimostrato. Serve apportare, inoltre, dei miglioramenti alla legge sull’affido condiviso del 2006 e investire sulla mediazione familiare per risolvere la conflittualità tra genitori. Dietro la storia di Leonardo, come dicevo, si nasconde il dramma dei bimbi contesi. Fino a quando consentiremo agli adulti di “usare” i figli minori come strumento di ritorsione di uno dei genitori nei confronti dell’altro, a farne le spese saranno sempre i piccoli.

di Valentina Corvino

 

 

 

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