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Comitati e Associazioni Genitori

COMITATO dei Genitori 

                        ASSOCIAZIONE dei genitori

 

Capita sovente che un gruppo di genitori, coinvolto attivamente nella vita della scuola, voglia darsi una struttura più definita e giuridicamente riconosciuta al fine di operare in modo più funzionale e corretto.

Se si rivolgono in segreteria della scuola con il loro interrogativo, si trovano spesso a dover scegliere tra due modelli organizzativi: quello dell’associazione o del comitato genitori.

Molte volte preferiscono il comitato perché pare più semplice ed immediato senza le incombenze e le responsabilità di un’associazione. Soprattutto sembra un termine “più neutro” che va bene a tutti, senza il rischio di dividersi per differenze culturali o educative.

In realtà anche la formula del comitato porta con sé difficoltà e controindicazioni di non poco conto, per cui è opportuno, prima di decidere, conoscere meglio pregi e difetti delle due modalità organizzative.

 

1 - Il comitato è  organismo della scuola, soggetto alla normativa scolastica, sottoposta alla vigilanza del dirigente. Si costituisce riunendo semplicemente tutti i rappresentanti di classe. Non ha specifiche competenze se non quelle di elaborare delle proposte di cui gli organi collegiali (collegio docenti e consiglio di circolo - istituto) devono tenere conto.

Non possono intraprendere iniziative autonome, se non autorizzate dal dirigente, in quanto non possiedono di norma nessun potere né responsabilità di iniziativa. Non ha la possibilità di ampliare a discrezione propria gli spazi di azione o di intervento. In caso di dissensi interni, il comitato non può operare, in quanto i dissidenti, facendone parte di diritto, fanno mancare la necessaria legittimazione ad operare come “comitato dell’intera scuola”.

Ne consegue che i comitati evitano “pronunciamenti di merito su aspetti educativi e culturali” e si limitano ad aspetti organizzativi e operativi, che evitino contrapposizioni con altri genitori, con il dirigente e con i docenti.

 

2 - L’associazione è una libera aggregazione di genitori, che perseguono specifiche finalità in favore della famiglia e della scuola, alla luce di precisi valori di fondo. E’ regolata dalle leggi comuni a tutti i cittadini, può agire in piena autonomia e responsabilità propria.

Risponde delle sue azioni solo alla giustizia comune. I genitori, condividendo precisi valori di riferimento, possono pronunciarsi nel merito delle proposte educative della scuola, nonché degli aspetti organizzativi o metodologici che non fossero accetti alle famiglie. Presenta proposte per la definizione del POF e gli organi collegiali “ne devono tener conto”, in un colloquio paritario e costruttivo.

In caso di forti divergenze tra le famiglie, possono costituirsi più associazioni all’interno dell’istituto, sulla base di valori differenziati, come accade per i docenti che dispongono di diversi sindacati, che si riuniscono poi a livello di istituto nell’organismo delle “Rappresentanze Sindacali Unitarie”.

Nei casi di particolare effervescenza associativa tra i genitori, si può costituire il “Forum dei genitori di istituto” dove le diverse associazioni si incontrano per un discorso comune con il dirigente scolastico.

L’associazione si fa carico della rappresentatività dei genitori, della loro informazione, formazione, intraprende autonomamente iniziative culturali, assistenziali, di solidarietà. Può avere una gestione autonoma dei fondi, che può ottenere dal Comune, da Enti vari del territorio, dagli stessi genitori.

Indubbiamente esiste la difficoltà iniziale della costituzione di un’associazione, che richiede di identificare e riunire alcuni genitori, che condividano comuni valori e si diano una struttura organizzativa e dispongano di un proprio statuto.

 

3 - Molti Comitati si comportano “da associazione di fatto” in quanto tendono ad assommare i vantaggi dell’articolo 15 del T.U. , che autorizza i comitati, e quelli dell’articolo 18 della Costituzione, che legittima le libere associazioni, senza farsi carico dei corrispondenti svantaggi. Come a dire  che comporre un Comitato è facile, basta aggregare d’ufficio tutti i rappresentanti di classe , ma poi è difficile fare emergere una comune strategia operativa, che sia efficace ed affronti i problemi più scottanti.

Allo stesso modo costa fatica aggregare inizialmente dei genitori in associazione, ma poi è più facile portare aventi un programma comune, sulla base di valori condivisi.

E’ evidente che risulterebbe più facile fare il comitato dei Consiglieri comunali piuttosto che  costituire un nuovo partito, ma alla fine non si riuscirebbe a portare avanti un progetto di rinnovamento politico, ci si limiterebbe agli aspetti pratici di universale ovvietà.

 I comitati che vogliono farsi carico di una “politica genitoriale coerente” dovrebbero sobbarcarsi l’onere di costituirsi in  una libera associazione di fatto, che parla a nome proprio, non in veste di rappresentanti dei genitori dell’intero istituto.

All’origine della confusione ci sta la sottovalutazione e la deformazione del passaggio elettorale, (art. 48 della Costituzione) verificatesi nella scuola negli anni settanta:

- per i docenti le liste le fa i sindacati invece delle associazioni professionali. Il sindacato entra, così, in organi di gestione come il Consiglio di Istituto, contraddicendo il suo ruolo di difesa dei lavoratori e avviando una “cogestione confusa e compromissoria”.

- Per i genitori e gli studenti si fanno liste di “notabili” che poi possono fare ciò che vogliono.

In democrazia il voto dovrebbe essere espresso su un programma condiviso dall’elettore e vincolante per l’eletto, che dovrebbe poi realizzarlo.

Oggi in comitato si riuniscono i rappresentanti di classe che sono stati eletti a seconda della loro semplice disponibilità, non per portare avanti un determinato programma, ne consegue che  si è costretti o a decidere quanto è unanimemente condiviso, oppure soggiacere alla maggioranza contro il parere dei propri elettori. I Comitati, così,  si comportano come libere associazioni come se il vincolo elettorale non ci fosse più. I rappresentanti di classe possono costituirsi o meno in comitato, ma se operano  “da genitori” in libera associazione di fatto, dovrebbero prima procedere ad una formale costituzione, con statuto e struttura conseguente.

Diversamente viene danneggiata la qualità della “partecipazione dei genitori” nella chiare distinzione

-          della democrazia rappresentativa – indiretta  con i propri organismi (i comitati e i consigli)

-          della democrazia partecipativa - diretta delle libere associazioni e del FORUM con  tutte le loro potenzialità di sostegno e di proposta nei riguardi degli eletti. 

4 - Il Comitato non  può che attenersi strettamente alle funzioni coerenti all’essere rappresentanti di classe, senza alcun ampliamento di funzioni e competenze, pena lo stravolgimento di tutto il sistema degli organismi della scuola.

In analogia se i componenti del  “Consiglio di Istituto” o di collegio docenti pretendessero, per il fatto di essere anche  liberi cittadini,  competenze e ruoli di una libera associazione culturale, pedagogica, politica, sindacale verrebbero meno ai loro compiti istituzionali.

A volte succede: i collegi docenti  approvano proclami sindacali – politici in ordine alle riforme … ma non è previsto dalle normative che regolano il loro funzionamento…Dove ci sono dirigenti capaci, i collegi si devono trasformare in assemblea sindacale, con piena libertà per i docenti di non partecipare.

Allo stesso modo i rappresentanti di classe non sono  stati eletti per emanare proclami, che probabilmente non sono  condivisi da parte dei propri elettori, che li hanno deputati a fare altro. Alcuni non li avrebbero votati se avessero saputo che avevano quelle opinioni. Si potrebbe dire che stanno approfittando della propria carica istituzionale per fare politica individualistica.  Succede, ma non è corretto in una democrazia adulta.

 

5 – E’ auspicabile, comunque,  che i genitori collaborino sia che siano organizzati in comitati sia che abbiano costituito un’associazione di fatto, nella chiarezza della distinzione di ruoli e di compiti. Le associazioni di fatto sono in grado di assicurare, inoltre,una continuità storica dall’azione svolta dai genitori in un dato Istituto, favorendo la permanenza in associazione anche dei genitori di ex alunni dell’istituto per almeno due anni, in modo di realizzare  il passaggio del testimone.

Le associazioni di fatto, a loro volta hanno bisogno di superare la chiusura localistica per tessere collegamenti ai vari livelli della provincia, della regione e della nazione. Solo in questo modo si dà rilevanza pubblica ed istituzionale ai genitori che possono rapportarsi con le autorità scolastiche e politiche.

Il passaggio da associazione di fatto ad associazione territoriale può avvenire in diverse forme:

a – l’associazione di fatto  aderisce formalmente  all’A.Ge.

b – L’associazione di fatto diventa  sezione dell’A.Ge. territoriale  (comunale, provinciale ..)

c -  L’associazione di fatto resta pluralista,  con l’impegno statutario che non devono limitarsi all’istituto, ma  incoraggiare alcuni soci o dirigenti ad associarsi  chi all’A.Ge, chi al CGD territoriale (Comunale o provinciale) per rafforzare la rappresentatività di queste associazioni

d – Le nostre associazioni Comunali Provinciali e Regionali  devono prevedere la possibilità statutaria che si iscrivano soci singoli

e – Le associazioni provinciali A.Ge CGD  … si riuniscono, poi,  nei FORUM Provinciali, Regionali e Nazionali  per un rapporto con le Istituzioni.

 

In questo modo risolveremmo le due difficoltà per cui: le associazioni di fatto restano chiuse nel localismo, le associazioni territoriali perdono i contatti con le scuole.

 Giuseppe  Richiedei 

 

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