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ANCORA CAMBIAMENTI: tra ostacoli ed opportunità

Giuseppe Richiedei

Riparte il nuovo anno scolastico, ragazzi e genitori tornano con un po’ di nostalgia e ansietà nella scuola, il posto dove si impara per prepararsi alla vita, ampliando la cerchia delle proprie amicizie e conoscenze. Ogni anno, però, l’istituto scolastico cambia, dentro e a volte anche fuori, a causa dei mutamenti sociali culturali, nonché per le intemperie degli anni che si abbattono anche su di essa. E’ proprio la commistione del nuovo con l’antico che fa della scuola una realtà sempre sorprendente sia per giovani che per gli adulti.

Anche quest’anno le novità sono molte, purtroppo non indotte dall’abbondanza o dal progresso sociale come accadeva un tempo, ma dalla crisi economica, che pervade ogni ambiente della nostra esistenza di questi tempi di magra. Così nel proseguire dei giorni ci si accorgerà che il personale è diminuito, che i fondi a disposizione sono meno, che alcune esigenze non troveranno risposta. Nel nuovo contesto l’istituzione scolastica denuncerà fragilità e debolezze a cui non eravamo abituati, che la renderanno meno forte, meno autosufficiente, ma anche meno saputa, forse meno autoritaria, accorciando la distanza tra operatori e utenti.

- Le negatività della crisi possono, allora, offrire una prima opportunità per un’apertura reciproca e perché si avvii quella collaborazione fattiva tra insegnanti e famiglie, da sempre invocata, ma mai effettivamente realizzata. L’autosufficienza della scuola, nata da lontano in una società di analfabeti, risulta, in verità, superata da molto tempo nell’attuale società post – moderna, caratterizzata dalla frammentazione e dalla complessità, dove le conoscenze sono a disposizione di tutti in internet. Il nuovo anno può segnare l’avvio di nuovi atteggiamenti di disponibilità dei vari soggetti educanti, siano essi genitori o insegnanti, per superare le distanze, per rivedere profondamente la qualità delle relazioni, per risolvere insieme le varie problematiche, costituendo una comunità, dove, senza confusione di ruoli, ognuno sia responsabilizzato nell’assicurare il proprio apporto specifico, tenuto in debito conto dall’amministrazione ed efficace nel perseguire i risultati auspicati.

- La stella polare si conferma l’autonomia scolastica, rafforzata anche da una recente disposizione di legge. C’è però bisogno di riempirla di contenuti e di interventi quotidiani, realmente innovativi e originali. L’autonomia si sostanzia nell’incontro di tre libertà educative: la libertà di scelta delle famiglie, la libertà di insegnamento dei docenti e la libertà di apprendimento degli studenti e si concretizza nel Piano dell’offerta formativa, elaborato attraverso il patto di corresponsabilità di tutte le componenti, dove si dia risposta puntuale alle molteplici esigenze degli allievi.

I genitori devono godere di una piena libertà di scelta non solo tra scuole statali e scuole paritarie, ma anche all’interno della singola scuola, intervenendo nella definizione del progetto educativo e assicurando il proprio preciso apporto nel concretizzarlo. Al centro deve stare l’allievo/figlio, con precisi diritti – doveri che siano non solo enunciati, ma diventino sempre più esigibili nella trasparenza e nella verifica della loro integrità.

- In questo momento il Parlamento ha rielaborato una proposta di riforma degli organi collegiali, che, anche se non fosse approvata definitivamente, costituisce da subito un ottimo criterio interpretativo di come rivitalizzare la tradizionale partecipazione scolastica. In tale direzione si colloca la costituzione di organismi decisionali di indirizzo ed anche di autovalutazione del servizio, dove sono presenti anche i rappresentanti dei genitori. I Consigli di Classe sono sostanzialmente confermati, pur nella flessibilità indispensabile per evitare le formalità, che in passato li hanno condannati all’inefficacia.

- E’ tempo che nel consiglio di istituto si superino le formalità per farsi carico dei problemi in coerenza con l’autonomia funzionale, cominciando dal rivedere orari e calendari scolastici, fino alla stesura di un “bilancio sociale” che sia chiaro, trasparente e leggibile da parte di tutti. In alcune Regioni non è più possibile ridurre da subito i giorni di lezioni al numero di duecento, ma le giornate eccedenti vanno considerate una salvaguardia in caso di necessaria sospensione delle lezioni: per tornate elettorali, per calamità naturali, per eventi straordinari. Tutte le giornate a disposizione vanno destinate alle più varie attività educative: dalle normali lezioni, alle gite scolastiche, alle escursioni sul territorio, alle esperienze di alternanza scuola - lavoro – società. Per organizzare corsi di recupero e di sviluppo per gruppi di ragazzi, “è possibile tener aperte le scuole nel periodo di sospensione dell’attività didattica, dell’interruzione estiva, nel pomeriggio e nei giorni festivi (art 2 del DPR 567 – 1996 e D.M. 42 – 2007). E’importante è che i problemi del personale non blocchino la presa in considerazione delle esigenze delle famiglie e l’apertura delle scuole. Va tenuto presente che, nel caso il personale non accetti di aderire, la scuola può ricorrere a “collaborazioni esterne, al fine di garantire nelle scelte la centralità dei bisogni formativi dello studente” (art.4 D.M. 42 – 2007).

- Oggi, i bisogni formativi degli studenti sono di tipo valoriale e non solo di tipo tecnico e scientifico. Purtroppo è diffusa la convinzione che educare non significhi più proporre valori, visioni del mondo, esperienze significative, ma addestrare gli alunni a muoversi agilmente nella complessità. Di conseguenza l'insegnante non è più un «maestro», ma soltanto un allenatore, un trainer, la cui funzione è di far acquisire ai giovani delle abilità, funzionali al risultato che ci si prefigge. Il linguaggio mediatico tende a imporre modelli, caratterizzati dall’estemporaneità e dal relativismo morale.

In questa situazione è determinante che scuola e famiglia ricoprano l’educazione favorendo la ricerca del senso della vita e il confronto critico contrario all’adesione pedissequa al nuovo, al politicamente corretto e al conformismo dell’ultima moda. In queste settimane sono stati riproposti progetti significativi di “Cittadinanza e Costituzione” dove l’apporto dei genitori è auspicato e indispensabile, nella “valutazione critica di fatti e comportamenti; nel rispetto di se stessi e degli altri, nell’assunzione di atteggiamenti responsabili verso la comunità scolastica e sociale; nella messa in discussione di pregiudizi e stereotipi anche in riferimento alle differenze di genere; in condotte attente al risparmio energetico, alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e ambientale”.

- Un ultimo cambiamento, non per importanza, è quello che istituisce per tutti gli istituti la tesoreria unica provinciale, dove devono trasferire tutta lo loro liquidità. Si tratta di una soluzione suggerita dalle ristrettezza economiche che, però, non favorisce l’autonoma progettualità delle scuole e nemmeno la libera iniziativa dei genitori, che sono diventati in questi anni tra i primi finanziatori della propria scuola. Potrebbe essere opportuno che i genitori, attraverso la costituzione di una propria associazione di istituto, imparino a gestire in proprio i contributi volontari, con i quali realizzare progetti, corsi ed interventi migliorativi della propria scuola. Ancora una vota la difficoltà può diventare un’opportunità per un rilancio capillare dell’associazionismo genitoriale, inteso come “prima scuola” per una partecipazione ed una collaborazione che siano meno improvvisate, più competenti ed adeguate ai valori educativi.

- Il nuovo anno, che si sta avviando, può essere, nonostante le molte difficoltà, tempo di opportunità se vissuto riscoprendo e valorizzando le disponibilità umane ed educative, che attendono di essere mobilitate nei molti genitori e docenti, tornati a scuola ancora innamorati dei giovani e della loro scuola.

Giuseppe Richiedei 10 settembre 2012

 

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