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RIVOLUZIONE NELLA SCUOLA

 

Nel silenzio di tutti si sta preparando in Lombardia la più grande rivoluzione organizzativa del primo ciclo scolastico dalla nascita della scuola media unificata: l’abolizione di tutti i circoli didattici e delle scuole medie ancora esistenti nella Regione , che devono essere accorpati in Istituti Comprensivi a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico. Si tratta ( dati dell’anno 2010/11) di circa il 30% degli istituti esistenti.

 

La causa di questa “rivoluzione” , che potrà comportare notevoli disagi e problemi ai genitori interessati, con possibili cambi di insegnanti, è la delibera IX/3744 del 11/07/2012 della Regione Lombardia, voluta dall’Assessore Aprea, che, recependo nella maniera più assoluta, il dettato dell’art. 19.4 della Legge 111/2011, dichiarato incostituzionale dalla Suprema Corte in quanto materia di competenza regionale , prevede:

Per quanto concerne l’organizzazione della rete scolastica regionale di primo ciclo, si conferma la necessità di completare il processo di verticalizzazione in istituti comprensivi delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente in direzioni didattiche e scuole secondarie di I° grado”

Ciò in quanto garantisce continuità didattica e favorisce la razionalizzazione della rete scolastica e dei servizi collegati, ottimizzando il rapporto tra docenti e studenti e stabilizzando nel tempo le autonomie scolastiche ed i rispettivi organici”.

 

Mi domando e vi domando: è vero tutto ciò? La verticalizzazione è davvero il meglio sempre e dovunque ?

 

La mia risposta di genitore, ma con lunga esperienza più che trentennale, nella scuola, è decisamente NO.

La verticalizzazione fino a quindici anni fa era inimmaginabile: una bestemmia; vi era una rigida divisione fra elementare e media.

Si è cominciato ad ipotizzare la verticalizzazione , anche in provincia di Milano, per garantire la presenza di scuole autonome, e quindi di presidenze, in paesi che altrimenti non potevano raggiungere il valore minimo di alunni, poi sono aumentate come esigenza pratica, con la autonomia scolastica, causa l’aumento dei parametri minimi di alunni.

 

La Legge Moratti prevede il primo ciclo, ma con netta distinzione fra primaria e media, a differenza della precedente riforma Berlinguer, ed in realtà la verticalizzazione è contestata da molti addetti ai lavori, dirigenti e insegnanti.

In ogni caso un provvedimento di questo genere, che “manda in soffitta” di colpo un pezzo importante della nostra scuola tradizionale meriterebbe un esame approfondito di vantaggi e svantaggi e dovrebbe semmai essere l’ultimo anello di un processo di riforma della scuola media, oggi molto diversa dalla scuola primaria e più vicina alla scuola superiore.

 

Credo che sia evidente come molte siano le differenze fra i due ordini di scuola: dagli alunni ( bambini o ragazzi) agli insegnanti ( maestri o professori) agli insegnamenti ecc; sono quindi ben diverse le esigenze e con la fusione si rischia di mortificare e danneggiare la media, inevitabilmente in minoranza nel Consigli dei docenti e di istituto del comprensivo

L’unico vantaggio della verticalizzazione è quello della “continuità didattica” , intesa non come continuità degli insegnanti, ovviamente impossibile oggi, ma come continuità di istituto .

 

E’ evidente infine che la verticalizzazione imposta come obbligo per tutti in tutte le situazioni è un “non senso” , perché in molte situazioni ( vedasi il caso di San Donato nello spazio dedicato) la continuità didattica è praticamente impossibile e la verticalizzazione diventa solo l’adempimento di un obbligo formale con accorpamenti di scuole fra loro distanti, soluzioni rocambolesche come quella di dividere una scuola media fra due circoli elementari per fare due comprensivi, alla faccia della conclamata “razionalizzazione della rete scolastica”, con il risultato pratico di un grave danno per la qualità della scuola.

La Conferenza delle Regioni ( prot. 4741/ C9ISTR del 28 ottobre 2011) chiedeva al “MIUR” che Dove si valuti che l’operazione di aggregazione, per motivi legati alle condizioni geografiche, socioeconomiche e alla “storia” del territorio, nonché alla situazione dell’edilizia scolastica, non corrisponda all’auspicata finalità, ma risulti piuttosto una forzatura “quantitativa” rispetto alle scelte ed ai comportamenti delle famiglie e degli alunni, sono mantenute le direzioni didattiche e le scuole medie oggi autonome”.

 

Perché ora la Regione Lombardia rinnega questa più che logica limitazione, che lo scorso anno aveva sottoscritto, ed impone per tutti la verticalizzazione, anche quando questa fa molto male alla scuola del territorio e non è neppure dettata dalla esigenza del risparmio?

 

Marco D’Adda

 

 

 

 

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