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Libertà di educazione nel Futuro dell’Europa

Il Futuro dell’Europa? Dipende dalla Libertà di educazione.

Anche quest’anno la scuola lombarda, sabato 13 aprile, si prepara ad affermare questa convinzione, che sembra essere sempre più ineludibile: non solo occorre favorire la Libertà di Scelta educativa della Famiglia (un diritto riconosciuto in Italia dal 1946 eppure ancora disatteso), ma anche salvare il Pluralismo del SNI (un dovere di uno Stato civile come si legge nelle due Risoluzioni UE del 1984 e del 2012), sempre più compromesso da un’ingiustizia sociale perpetuata nella più assoluta legittimità.

Infatti, leggendo quanto la commissaria Ue all'educazione Androulla Vassiliou afferma, ormai è sempre più indispensabile per l’Italia, poiché questa è la chiave per il futuro - ed io aggiungo per il presente – a) avviare un programma serio che conduca, attraverso l’individuazione del costo allievo, a favorire la libertà di scelta educativa della famiglia, b) liberare di conseguenza risorse, sottraendole alla morsa dello spreco, da destinare a favore di una buona scuola pubblica statale e paritaria, unica possibilità per un pluralismo educativo, c) salvare il futuro dell’Italia, cioè le nuove generazioni, in quanto, all’ingiustizia di una famiglia italiana che non può scegliere pur avendo il diritto-dovere di educare ed istruire liberamente i propri figli, si aggiungono l’ulteriore ingiustizia e pericolo per il welfare italiano della totale decadenza di un pluralismo educativo.

Allora la domanda è: “Come mai non si riescono a compiere azioni così semplici, che tutelano un diritto antico e che favoriscono un pluralismo educativo (dovere dello Stato Italiano, come saggiamente dal 1984 l’UE afferma), utile al fine di salvare l’Italia dalla morsa della crisi economica che sta fiaccando il popolo e mortificando le buone idee?” Ancora: “Come mai, piuttosto, si preferisce perpetuare, oltre all’ingiustizia sociale verso la famiglia italiana rispetto all’Europa - dove è un dato acquisito l’esercizio del diritto della libertà di scelta educativa - l’attacco al pluralismo educativo, con la conseguente chiusura delle scuole pubbliche paritarie ormai fiaccate da anni di ingiustizie, nonostante un servizio reso alla Res- Publica pari a sei miliardi e mezzo di euro annui?” Una modalità in netta contrapposizione alla spending review… La proposta: a) lo Stato accetti di passare da Gestore delle scuole pubbliche statali a controllore delle scuole pubbliche paritarie e statali, e garante della buona qualità di entrambe; b) si individui il costo pro allievo (se è pari a 10.000 euro la spesa attuale dello Stato pro allievo, si può assestare ad una cifra intermedia?) c) si favorisca, con l’erogazione di un voucher/contributo (le modalità possono essere differenti e tutte valide come possiamo rilevare dall’esempio degli altri stati Membri dell’Unione Europea, la libertà di scelta della famiglia tra scuola pubblica statale e paritaria, entrambe appartenenti al SNI.

I risultati garantiti sono: a) la tutela del diritto della famiglia italiana ad esercitare la libertà di scelta educativa (come sancisce la dich. Universale dei diritti dell’UOMO 1948. La nostra costituzione 1946, la risoluzione UE 1984, la Legge 62/00, la risoluzione UE 2012) b) il pluralismo educativo, che è sempre una ricchezza di varietà educativa ma anche fonte di sana concorrenza c) la sostenibilità economico- finanziaria per il welfare italiano d) il risparmio di risorse da destinare ad altro e) gestori, dirigenti e docenti sempre più motivati e preparati poiché scelti f) studenti più preparati e capaci di reggere la competizione con i loro pari in Europa.

E’ questo un percorso chiaro, semplice, lineare tanto da apparire scontato, prima che necessario.

Ma le grandi riforme al servizio della Res-Publica domandano menti semplici e azioni lineari; i percorsi complessi servono a chi mira a condurre quest’ultima nel baratro.

Pagina 2 di 2 Come evidenzia la commissaria Ue all'educazione Androulla Vassiliou riguardo alla situazione dell’Italia, ove non si avesse il coraggio di un’azione come sopra, le conseguenze sarebbero tragiche, a seguito della scomparsa delle scuole pubbliche paritarie.

L’augurio è che il senso civico e la tutela dei più deboli - e le famiglie lo sono -, dei disoccupati e dei poveri possano prevalere rispetto al “non senso” che sembra aver animato fino ad oggi molte azioni di governo. Sperando in un governo.

Milano, 26.03.2013 Suor Anna Monia Alfieri

 

La chiave per il futuro: investimenti pubblici nell'istruzione.

Lo dice l'Europa! Pubblicato Lunedì, 25 Marzo 2013 05:00 “Sono tempi difficili per le finanze nazionali ma - ha sottolineato la commissaria Ue all'educazione Androulla Vassiliou -abbiamo bisogno di un approccio coerente per gli investimenti pubblici nell'istruzione, poiché questa è la chiave per il futuro”. Se gli stati non investono “adeguatamente”, il rischio, ha avvertito la Vassiliou, è che “ci troveremo sempre più arretrati rispetto ai nostri concorrenti globali”, con difficoltà ad affrontare la disoccupazione giovanile.

Ma tra il dire e il fare ...

L'Italia è tra i paesi dell'Unione Europea che, sotto la pressione della crisi, tra il 2010 e il 2012 hanno effettuato i tagli più pesanti al bilancio della scuola. Il dato emerge da uno studio realizzato a cura della Commissione Ue. A ridurre gli investimenti nell'istruzione sono stati 20 tra paesi e regioni Ue, ma a superare quota 5% sono stati solo Italia (-3,8% nel 2011 e -6,8% nel 2012), Grecia (record di -17% nel solo 2011), Portogallo, Cipro, Ungheria, Lettonia e Lituania. Tagli inferiori ma comunque significativi, dall'1% al 5%, in Irlanda, Spagna, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Estonia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Belgio francofono.

Ad aumentare la spesa per la scuola, invece, sono stati solo Lussemburgo, Malta, Austria, Svezia e Finlandia.

Dallo studio Ue emerge anche che gli stipendi degli insegnanti sono stati ridotti o congelati in 11 paesi tra cui l'Italia, che ha registrato un calo dei costi per le risorse umane del 5% nel 2011 e del 6% nel 2012. I tagli hanno anche causato riduzioni nel numero dei docenti in 10 stati, Italia inclusa, dove nel 2010 è calato del 6%, anche per effetto della legge 133/2008.

Drastico il taglio nelle spese per la formazione professionale degli insegnanti: in Italia è stata ridotta del 50% tra 2011-2012 anche in ragione della legislazione introdotta nel 2010. Nell'ultimo biennio, inoltre, ben due terzi dei paesi europei hanno chiuso o fuso tra loro istituti scolastici, e in Portogallo, Polonia, Slovacchia, Danimarca e Islanda il contesto economico è stato indicato come uno dei “principali fattori”, mentre in Italia come “la principale ragione”.

 

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