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Dalla valutazione all'accountability - relazione dell'Ispettore Ministeriale Giancarlo Cerini

Le valutazioni INVALSI sono pubbliche

Giancarlo Cerini 300pxOggi 30 nov 2012 si è tenuto il convegno "Dalla valutazione all'accountability" organizzato da DIESSE Lombardia a cui ha partecipato fra gli altri anche AGE.

La relazione di Giancarlo Cerini, affabile Ispettore Tecnico del MIUR, appare globalmente molto convincente da qualunque punto di vista la si consideri, sicuramente fa riflettere ed è stuzzicante riportare i passaggi chiave.

Siamo giunti ad una scadenza importante, il nuovo regolamento sul sistema di valutazione che è in approvazione in questi giorni presso Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI) .

Si sono susseguiti periodi alterni e di sofferenza nella definizione dei criteri valutativi: dopo 31 anni si sono consolidate alcuni punti fermi: la valutazione in decimi nella scuola primaria, il voto di condotta, la certificazione obbligatoria delle competenze e altro ancora. Tutto ciò è oggetto di riflessione se non preso burocraticamente. Ma oltre a quella dell’individuo, è necessaria la valutazione della scuola che non è mai stata accompagnata da nessuna relazione, valutazione spesso agitata contro la scuola stessa anziché come riflessione sulla qualità o come elemento competitivo e formativo volto al graduale miglioramento della scuola e del sistema.

In questi ultimi 5 anni è riemerso in modo forte il tema della valutazione legato a questioni di affidabilità, qualità e rendicontazione.


Anzitutto spieghiamo ai genitori, ma non solo, cosa vuol dire il termine accountability, perché si è diffuso un certo disordine sul suo uso e significato. Accountability significa rendicontazione e affidabilità e di conseguenza qualità.


Chi ci lavora dentro sa che scuola vuol dire anche equità, cioè diffusione della qualità nel maggior numero di istituti. Dopo aver messo per 10 anni l’autonomia al centro del dibattito ora dobbiamo riflettere sulla qualità della scuola, sulla concorrenza, sulle risorse e capacità attrattiva della scuola. Ciò si porta dietro il concetto di competizione, rendicontazione e miglioramento della scuola. E’ importante la diffusione dell’eccellenza, ma questo non deve provocare la fuoriuscita dal mercato, cioè la chiusura delle scuole meno performanti, per esempio per effetto di un elevato turn over del DS. L’eccellenza di cui parliamo vuole affermare tolleranza zero verso la mediocrità, ma su tutto il sistema scuola. L’osservazione all’interno della scuola da parte di soggetti esterni, qualche volta viene vissuto in modo invasivo, invece costituiscono risorse che esprimono una vista da differenti prospettive sul funzionamento e sull’organizzazione scuola che possono fare la differenza degli apprendimenti e che non sono quindi i soliti scatoloni dell’INVALSI che rimangono chiusi in archivio. Il progetto  VSQ  - Valutazione per lo Sviluppo della Qualità delle Scuole - adottato con D.M. del 29 marzo 2011, mira a sperimentare procedure e strumenti che potranno essere utilizzati nella valutazione di sistema.    Promosso da Gelmini su 77 scuole sperimentali ha fatto discutere. Al contrario quella ipotesi è significativa perché misura gli apprendimenti conivolgendo nella valutazione anche  57.000 famiglie.

 Resistenze sono sollevate per paura del rischio di comparazione con scuole popolate da strati sociali elevati che possono gettare in cattiva luce le altre. In realtà l’osservatore esterno utilizza protocolli di valutazione dei metodi e dei processi di apprendimento che non sono costruiti dall’INVALSI ma dagli amministratori della scuola, in autonomia. Del progetto VSQ Cerini condivide i 2 punti fondanti sopra citati ma non il premio alle scuole che entrano nell’area di eccellenza secondo una unica graduatoria nuda e cruda che poi magari diviene addirittura pubblica. La valutazione deve essere una fotografia dello stato della scuola per offrire uno vista sullo stato di salute della scuola affinché possa intraprendere i correttivi più utili. Quindi si dovrebbe passare dal concetto di ranking (graduatoria) a quello di ranging che implica cioè una valutazione sottostante un protocollo e che accompagna la graduatoria INVALSI.

E' convinzione del Prof. Cerini che se i dati valutativi sull’organizzazione (che adesso non esistono) e sull’apprendimento venissero pubblicati, la scuola verrebbe additata severamente dal territorio e ciò non è tollerabile. Quindi la comparazione dovrebbe essere su se stessi.
In termini tecnici si dice “sincronica” la comparazione tra scuole diverse e “diacroica” la comparazione su differenti periodi della stessa scuola.

Ecco, la comparazione sincronica rischia di devastare la scuola, laddove quella diacroica abilita il miglioramento.

Discorso ineccepibile del Prof. Cerini, ma nel nostro ruolo di genitori abbiamo un’opinione leggermente differente che ci conduce a chiedere proprio la pubblicazione dei risultati valutativi perchè crediamo che l'unica prerogativa del genitore è proprio quella di poter scegliere la scuola per il proprio figlio. Ma questo passaggio lo approfondiremo in altra sede.

Un no secco ha pronunciato ai gruppi omogenei in classe per livello di apprendimento, perché getta complessivamente la scuola nel peggioramento. E’ decisamente favorevole alle valutazioni INVALSI obbligatorie, non per censimento. Pensa che le scuole dovrebbero addirittura pagare per avere una prova INVALSI.

Si poterebbe sviluppare la logica dell’autovalutazione obbligatoria come elemento motivazionale per generare piani di sviluppo e miglioramento, cioè l’autovalutazione strumentata per costruire la propria lettura accanto all’ osservazione esterna in una dimensione di rendicontazione e non emarginazione delle scuole.

Nel 2011 tra le 30 cose urgenti identificate da alcuni studi, emergono due impegni su questo tema. Uno è proprio l’accountability : definire cos’è e come intervenire.

Il secondo punto emerso è incrementare l’impegno didattico degli insegnanti che non vuole aumentare le 18 ore frontali ma obiettivamente queste 18 ore sono da anni ’50. L’insegnante dovrebbe abbattere i muri della classe per seguire gli studenti anche al di fuori, nel loro tempo libero, nelle ripetizioni etc, ma in questo caso allora non basterebbero nemmeno le 18 ore rimanenti per pareggiare con le 36 totali erogate a Bolzano per esempio. Per giunta non sarebbero nemmeno socialmente esigibili e valutabili.

Accenna poi all’ultimo corollario: se si potenziano i processi di accountability allora è necessaria anche la valutazione del personale, insegnanti e DS, non tanto per mettere sotto esame gli insegnanti ma per riconoscere le eccellenze didattiche le quali che non devono andare in fuga solitaria ma devono essere rilevate al fine del miglioramento delle prassi attuali. Il rilevamento deve essere inoltre un elemento di premiazione retributiva. E’ utile poi invogliare gli insegnanti a documentare i propri metodi vincenti, a beneficio della scuola di appartenenza e del C.V. del docente che sarebbe spendibile in fase di contrattazione.

Come non cogliere con grande favore il percorso tracciato dal Prof. Cerini?

Paolo Ferrentino

 

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